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Montesano sulla Marcellana è situato sulla cima del monte
omonimo ed al suo originario insediamento rispondono due leggende.
Una attribuisce la fondazione e il nome al fatto che un
ammalato, portato su quest’altura in gravissime condizioni,
avrebbe recuperato la salute in breve tempo.
L’altra narra che da una grotta della vicinissima valle
di Magorno – cratere di un antico vulcano spento – venissero
evocati gli spiriti in modo arcano e Sacro; per questo carattere
“sacro”, al divino monte sarebbe stato dato il nome di “Monte
Santo”, cambiato poi in “Montesano”, quando esso per la
salutare aria cominciò ad attirare i malati dei dintorni in cerca
di guarigione.
Sicuramente la fondazione di Montesano va collegata alle
varie vicende storiche – succedutesi a ritmo serrato
particolarmente dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente
(476 d.c.) – che trasformarono l’Italia in un teatro di continue
guerre e travolsero anche le campagne ed i centri urbani del Vallo
con la loro millenaria civiltà (Cosillinum, Tegianum, Caesariana,
Marcellianum…), nonché alle condizioni soggettive ed oggettive
causate dalle vicende storiche.
L’importanza del vallo si era affermata man mano nel
tempo. Abitato già dagli Osci, Montesano al tempo della Magna
Grecia diviene il naturale collegamento tra la colonia di Metaponto
sul Mar Ionio con quella di Paestum sul Mar Tirreno e vede nascere
diversi agglomerati urbani, particolarmente attivi e fiorenti.
Con l’estendersi e l’intensificarsi della
romanizzazione - che già aveva fondato Grumentum intorno al 280
a.C. – il Vallo è munito della militare via Popilia e
dell’omonimo Forum costruito nei pressi di Polla. Sappiamo che i
Romani non costruivano i fori se non sulle vie militari passanti per
zone particolarmente fertili, onde poter adeguatamente
approvvigionare l’esercito delle necessarie vettovaglie. Il vallo
assurge anche al ruolo di Crocevia: sulla sua direttrice per le
Calabrie si innesta la via che, passando per Grumentum, porta a
Taranto.
Per
le vie del Vallo passarono i Visigoti, che, dopo aver saccheggiato
Roma nel 410, guidati da Alarico lo attraversarono per scendere in
Sicilia e poi raggiungere l’Africa settentrionale.
Non è improbabile che nel Vallo abbiano fatto qualche
comparsa anche i vandali, che dal 429 – dopo esser sbarcati in
Africa ed avervi costituito il primo “regno romano-germanico”
con capitale Cartagine – partivano dalle coste africane e facevano
incursioni in tutto il Mediterraneo, occupando isole e zone
litoranee dell’Italia, fino a saccheggiare Roma nel 455.
È ipotizzabile anche che Odoacre – dopo aver deposto nel
476 l’ultimo imperatore d’Occidente – abbia esteso pure al
Vallo il sistema di confiscare le terre per assegnarle ai suoi
barbari. Quasi certamente Teodorico -
penetrato in Italia nal 488 con i suoi Ostrogoti –
conosceva il Vallo dal preciso punto di vista economico-commerciale.
Infatti Aurelio Cassiodoro di Squillace (507) – segretario,
consigliere e capo della diplomazia di Teodorico – riporta notizie
precise sulla fiera, che si teneva nella zona di S. Giovanni in
Fonti, ed afferma che era una delle tre fiere più importanti
dell’Italia meridionale.
Quando la dominazione gotica in Italia appare degenerata
agli occhi di Giustignano, questi nel 535 affida la cacciata dei
Goti ai due generali Narsete e Belisario, che adottano la strategia
di stringere i Goti come in una morsa. Così Narsete penetra in
Italia da Nord-Est, dopo aver attraversato la Dalmazia, mentre
Belisario sbarca in Sicilia e, attraverso il Vallo di Diano, marcia
alla volta di Napoli e di Roma, come per una passeggiata militare.
La vittoria arrise agli imperiali e Belisario, avendo
compiuto la sua missione, venne richiamato a Costantinopoli. Allora
i Goti tentano la riscossa e sotto la guida di Totila occupano
l’Italia centrale, Napoli, Roma, e quasi distruggono nel 542
Marcellianum.
Tra l’827 e l’878 i Saraceni occupano la Sicilia,
compiono scorrerie nelle zone costiere dell’Italia meridionale
costituiscono basi operative nei porti di Bari e di Taranto. Nel 915
essi giungono nel Vallo e distruggono Polla, Athena, Cosilinum e
Caesariana.
L’incalzante susseguirsi delle invasioni barbariche e
delle incursioni saracene provocò ovunque nel Vallo una notevole
diminuzione demografica, si ebbe quindi lo spopolamento delle città
e delle campagne. Conseguentemente si ebbe anche l’abbandono del
controllo delle acque, che comportò l’impaludamento di vaste zone
e la diffusione della malaria.
I superstiti – per sfuggire all’ambiente malsano e
mettersi al riparo da eventuali incursioni – vengono ad insediarsi
su quest’altura e sul suo declivio occidentale, perché il sito
offriva quanto essi desideravano.
Non va trascurato un altro elemento importante:
l’insediarsi dei monaci Basiliani nel Vallo e nell’Agro
Montesanese. Erano venuti o al seguito degli eserciti bizantini o
per sfuggire alla persecuzione iconoclasta (proibizione di venerare
le immagini) iniziata ad opera dell’imperatore Leone III nel 726 o
come missionari per cristianizzare l’Occidente imbarbarito.
A Montesano essi crearono un centro multiplo di attività e
di rinascita sia materiale che morale: la cappella di S. Sofia (i
cui resti si trovano nella parte seminterrata della Chiesa S.Anna)
ed il cenobio di S.Pietro (a Prato Comune), collegati tra loro dalla
grotta di S.Angelo: camminamento sotterraneo di natura carsica, il
cui ingresso è poco distante da S.Pietro. La grotta presenta ampi
vani, resti di cappelle e di altari, nicchie per poggiarvi lucerne,
graffiti, ossario. È quindi un luogo di notevole interesse
archeologico, ma andrebbe dotato di illuminazione per essere
debitamente valorizzato. Non è da escludere che proprio questa
grotta sia stato il primo ospizio dei Basiliani, una sorta di
cripta-cenobio, che li teneva al riparo da ogni pericolo. Durante la
tregua essi potevano uscire all’aperto ed attendere ai lavori dei
campi – molto fertili nella zona adiacente – ed alla costruzione
d’imponenti edifici: quali il monastero di Cadossa ed il cenobio
di S. Pietro. Come si approssimava il pericolo, essi trovavano
facile scampo nella grotta.
Le testimonianze bizantino-basiliane a Montesano sono
numerose: cappelle di S.Vito e di S.Barbara, devozione popolare a
S.Antonio Abate (ancora oggi molto sentita) la denominazione monte
S.Nicola (attuale Piazza Castello), la devozione a S.Nicola (patrono
del paese), resti di linee architettoniche.
Nel 1086 a Montesano esistevano già il castello ed il
monastero di Cadossa, perché in tale data Cadossa fu donata dal
conte Ugo D’Avena all’abate benedettino di Cava dei Tirreni.
Perciò comunemente si fa risalire la fondazione di Montesano
all’anno Mille. Si può, tuttavia, ritenere che essa avvenne molto
prima. Il castello in cima al cocuzzolo, il cenobio di S.Pietro,
l’imponente monastero di Cadossa erano opere colossali che nelle
particolari circostanze del tempo non potevano essere costruite nel
giro di qualche decennio.
La venuta dei Basiliani è di molto anteriore al Mille e la
loro presenza esercitò certamente un particolare richiamo ad
insediarsi nei pressi delle loro dimore che, non erano isolate, ma
collegate con altre del Vallo.
Da questo momento in poi per Montesano abbiamo, in luogo
delle testimonianze indirette che ci hanno accompagnato finora
nell’indagine storica, vari documenti che ne testimoniano le
vicende.
È del 1294 l’atto attraverso il quale gli abitanti,
duramente provati dal periodo di recessione che caratterizzò il
Vallo durante e dopo la dominazione sveva ed angioina, chiedevano al
re Carlo II d’Angiò ed ottenevano l’esenzione fiscale per tre
anni allo scopo di ricostruire le proprie case.
Nel 1636 il feudo passava poi alla Certosa di Padula che già
nel secolo precedente aveva acquistato il monastero di Cadossa. La
Popolazione che contava circa 500 fuochi nel 1595, passava ad appena
108 sul finire del secolo Diciassettesimo, a causa della grave
pestilenza che sconvolse i Comuni del Vallo.
Il 700 segnò la ripresa demografica anche per Montesano,
dove la ventata rivoluzionaria che attraversò tutto il meridione
fece sentire i suoi rilevanti effetti.
Intanto il sorgere di edifici patrizi o religiosi fuori
della vecchia cinta medioevale favoriva l’espansione di nuovi
insediamenti; destinato ad assumere maggiore consistenza fu quella
di Arenabianca, nel comune di Montesano, in direzione di Padula e
prossimo alla chiesa di Santa Maria di Loreto. Il centro traeva
probabilmente origine dall’antico insediamento di “Cauli”,
indicato nelle mappe storiche fin dal ‘500.
Gli anni del nostro secolo si aprono con le vicende
collegate all’insorgere dei due conflitti mondiali, con il loro
carico di lutti, ed alle conseguenze dell’emigrazione, che anche
in queste terre pretese il suo tributo.
Studi più approfonditi sulla filologia, sull’archeologia
del Vallo permetteranno di avere notizi più dettagliate su quanto
qui è stato detto in linee generali per soddisfare le più semplici
esigenze.
 La
parte più alta del paese, via S. Barbara e piazza Castello, offre
in un colpo d’occhio l’incantevole spettacolo d’una veduta
panoramica del Vallo veramente unica: tutti i paesi, disposti
l’uno di fronte all’altro come in un anfiteatro, con la
piacevole sensazione di essere affacciati ad un balcone o di
trovarsi in uno splendido belvedere.
Montesano è un Comune della provincia di Salerno con circa
10.000 abitanti.
È situato a Sud-Est del capoluogo di Provincia e da esso
dista circa 120 Km. È uno dei 14 comuni facenti parte della Comunità
Montana “Vallo di Diano” e dista pochi chilometri da Teggiano,
centro medioevale di notevole interesse culturale, da Pertosa sede
delle splendide grotte e da Padula, che, con la sua magnifica ed
imponente Certosa di S. Lorenzo è meta di un gran numero di
turisti.
Confina con Padula, Buonabitacolo, Sanza e Casalbuono
(nella provincia di Salerno), con Lagonegro, Moliterno e Tramutola
(nella provincia di Potenza). Il comune è posto su un monte della
catena della Maddalena (Appennino meridionale) a circa 850 m. s.l.m.
L’altitudine massima in tutto il comune è di 1447 m.,
mentre la minima di 480.
Ha una superficie di circa 10.936 Kmq, compresa fra la
piana del Calore ad occidente e la piana della Maddalena ad oriente.
Il suo territorio si presenta montuoso interrotto dalle pianure di
Magorno, Tardiano e Spigno.
La morfologia ed i caratteri geofisici sono complessi e
vari: dopo la fascia pedemontana occidentale, caratterizzata dadepositi sedimentari e detritici, che scivola dolcemente verso la
piana del Calore, si incontra un’estesa formazione di rilievi
calcarei che contengono intercalazioni di arenarie e depositi
alluvionali.
Di particolare interesse le grotte di S.Angelo in località
Lucito, da visitare per l’incontaminata bellezza.
Al confine con Sanza e Casalbuono si estende la ricca
poresta Cerreta-Cognole, luogo protetto per talune forme di flora e
fauna in via di estinzione: ma sull’intero territorio è molto
sviluppata la superficie boschiva (con un’estensione superiore ai
4000 ettari, tra le più consistenti del Vallo di Diano).
Il paese consta del centro storico e di alcune frazioni,
che negli ultimi tempi si sono sempre più sviluppate:
Tardiano-Magorno, luoghi rinomati per la produzione di formaggi e
salumi vari, Prato Comune, sede di uno stabilimento termale e di un
imbottigliamento delle acque oligominerali, Arenabianca dove si è
verificato un incremento residenziale notevole e Montesano Scalo in
continua espansione urbanistico, economico e commerciale.
Il clima è tipico delle zone interne dell’Appennino
meridionale, con inverni rigidi e con estati calde rese piacevoli
dal fresco della sera.

Il paese è collegato con il capoluogo di provincia e con
tutte le altre regioni da un efficiente servizio di autobus e
dall’autostrada A3 “SA-RC”.
Continua ad essere utilizzata l’antica statale 19, detta
“delle Calabrie”, che nel passato costituiva un importante
collegamento tra Nord e Sud, e la SS. 103 della Val d’Agri.
L’attività prevalente è quella agricola, agevolata
dalla considerevole ricchezza idrica, esistente sul territorio; si
riscontra infatti una consistente presenza di sorgenti, di cui una
è utilizzata dallo stabilimento “S.Stefano” per
l’imbottigliamento delle acque oligominerali e da un complesso
alberghiero termale per
la cura delle malattie delle vie respiratorie, dell’apparato
gastro-intestinale, del fegato e delle vie biliari, dei reni e delle
vie urinarie, nonché di cistiti.
Tale complesso, molto frequentato anche per la magnifica
posizione di cui gode, è attrezzato per le cure idropiniche, bagni,
fanghi, inalazioni, fisioterapie e saune.
Un cenno particolare merita il patrimonio zootecnico per la
produzione di formaggi e salumi rinomati. In continua espansione è
l’attività commerciale con numerosi ed attrezzati punti vendita.
L’artigianato conserva intatte alcune tradizioni relative alla
produzione di un’oggettistica collegata alla civiltà contadina.
È possibile vedere all’opera abili artigiani, che lavorano il
legno, e soprattutto il salice ed i vimini per ricavare cesti dalle
forme più svariate ed eleganti.
Di recente, in località “Pantanelle” sono state
recuperate vecchie attrezzature di un’antica filanda per la
lavorazione della lana: nella zona infatti si passa dal lavaggio
della lana, alla filatura, tessitura e confezione dell’indumento.
Si è affermato, inoltre, un laboratorio di giovani artigiani, che
utilizzano una nuova tecnica per la lavorazione artistica del vetro
e degli specchi. Molto attive risultano essere alcune aziende,
tecnologicamente all’avanguardia, per la lavorazione e la scultura
dei marmi.
Continua la tradizione degli impagliatori di sedie e di
rinomati zampognari che, nel periodo natalizio, vanno ad allietare
con le loro nenie i presepi delle famiglie dei grandi centri del
Salernitano e del Napoletano.
Le bellezze del paesaggio e l’amenità dei luoghi ben si
prestano all’agriturismo, che qui trova condizioni particolarmente
favorevoli, dato lo spirito d’ospitalità che da sempre
caratterizza il popolo Montesanese.
A tal proposito è in corso una dettagliata rilevazione
degli antichi cascinali sparsi sul territorio, per sottrarli
all’incuria del tempo e destinarli agli amanti delle attività,
connesse con l’agriturismo.
In diminuzione è il fenomeno dell’emigrazione,
che nel passato si è diretta verso alcuni paesi europei (Svizzera,
Germania) e Sud America, dove cittadini montesanesi, particolarmente
intraprendenti, si sono affermati, conquistando condizioni
economiche di grande prestigio.
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